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08 Feb 2010

Aspettativa per motivi di salute

Il dipendente può essere collocato, d’ufficio o a domanda, in aspettativa quando venga accertata, sulla base del giudizio di un medico scelto dall’Amministrazione, l’esistenza di una malattia che ne impedisca lo svolgimento dell’attività lavorativa in modo temporaneo. Alla luce della vigente normativa, è da ritenere che per il collocamento in aspettativa del dipendente, l’Amministrazione debba rimettersi al giudizio del sanitario con essa convenzionato ovvero alla determinazione della commissione medica ospedaliera militare, senza necessità di ulteriori accertamenti o prescrizioni.
Alle visite per tale accertamento assiste un medico di fiducia dell’impiegato, se questi ne fa domanda e si assume la spesa; a tal fine nel denunciare la malattia fa domanda all’Amministrazione di essere tempestivamente preavvisato del giorno e dell’ora della visita di controllo.
Il medico dell’Amministrazione qualora non condivida le osservazioni del medico di fiducia del dipendente deve motivare nel verbale di visita l’eventuale dissenso.
Qualora sia accertato che lo stato di salute consenta al dipendente di riprendere il servizio, la competente autorità dispone la cessazione della posizione di aspettativa assegnando al dipendente un termine per la riassunzione del servizio.
Nel caso in cui la visita di controllo abbia esito sfavorevole, le spese della stessa possono essere poste a carico del dipendente.
L’Amministrazione può in ogni momento, durante il periodo di aspettativa, sottoporre il dipendente ad ulteriori visite di controllo con le modalità previste in precedenza.
La prescrizione rilasciata dal pronto soccorso è valida per giustificare l’assenza dal lavoro; pertanto non occorre sottoporla a conferma da altro medico.
L’aspettativa per infermità può essere disposta di ufficio, su richiesta del capoufficio o di altro superiore gerarchico dell’impiegato con qualifica non inferiore a primo dirigente.
Qualora l’aspettativa sia disposta d’ufficio, il dipendente può chiedere di usufruire dei congedi prima di esservi collocato.
Il dipendente non può essere collocato d’ufficio in aspettativa per infermità prima che siano effettuati gli accertamenti sanitari previsti dall’art. 68 del D.P.R. 10/01/1957, n. 3, sopra riportati, salvi i casi in cui l’infermità sia assolutamente evidente.
In applicazione dell’art. 2, comma 3, D.M. 28/02/1987, in caso di aspettativa per motivi di salute determinata da infermità neuropsichiche deve essere ritirata la tessera personale per l’esercizio di funzioni speciali per il personale del C.F.S., e quindi, di conseguenza, anche l’arma.
Il dipendente che non abbia esaurito l’intero periodo di congedo straordinario può essere collocato in aspettativa solamente in caso di assenze continuative di durata superiore a sette giorni lavorativi (escluso quindi anche il sabato per coloro che effettuano la cosiddetta “settimana corta”).
Pertanto, ad esempio, il dipendente che debba assentarsi per un periodo inferiore ad otto giorni lavorativi (nove per chi effettua la settimana corta) e disponga di un numero di giorni di congedo straordinario insufficiente a coprire l’intera assenza dovrà essere prima collocato in congedo straordinario fino ad esaurimento del numero di giorni disponibili; quindi potrà essere collocato in aspettativa per il periodo residuo e per le eventuali assenze successive per malattia qualunque ne sia la durata.
L’aspettativa per infermità termina solamente col cessare della causa per cui viene disposta.
Pertanto è interrotta soltanto dal documentato recupero dell’idoneità al servizio del dipendente, o dalla sopravvenuta inidoneità permanente o dalla dispensa.
L’aspettativa in esame non può protrarsi per più di 18 mesi. A tal fine due periodi di aspettativa si sommano, quando tra essi non intercorra un periodo di servizio attivo superiore a tre mesi. Nella nozione di “servizio attivo” rientrano anche il congedo ordinario, i cosiddetti “recuperi delle festività soppresse”, i giorni di assenza per terapia salvavita, l’aspettativa per mandato amministrativo, i permessi sindacali retribuiti (quindi anche i permessi retribuiti per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), il distacco sindacale, l’interdizione dal lavoro, i congedi di maternità e paternità, nonché i riposi giornalieri (quindi anche i permessi giornalieri) previsti dal D.Lgs. 26/03/2001, n. 151.
La durata complessiva dell’aspettativa per infermità e di quella per motivi di famiglia non può, altresì, superare due anni e mezzo in un quinquennio.

Ai fini della determinazione della durata massima cui sopra si considera il quinquennio che verrà a scadere nell’ultimo giorno del nuovo periodo di aspettativa richiesto dal dipendente.
Si ricorda che “in tema di pubblico impiego, nel caso di computo dei termini a mesi, non possono essere adottati mesi convenzionali di trenta giorni, né è possibile effettuare arrotondamenti o mutare arbitrariamente l’unità di misura temporale in cui è stato espresso un periodo di tempo, e nel caso in cui il tempo sia espresso in parte in mesi e in parte in giorni, esso va computato a mesi per la parte espressa in questa unità di misura ed a giorni per la restante parte”. Ne consegue che i limiti dell’aspettativa si computano secondo il calendario comune; si calcolano i giorni festivi e non lavorativi compresi nel periodo di aspettativa; le frazioni di aspettativa inferiori al mese si sommano tra di loro e si considera raggiunto il mese quando la somma delle frazioni corrisponde a trenta giorni.
Occorre includere nel calcolo del periodo massimo d’aspettativa anche i periodi di aspettativa dipendente da infermità per causa di servizio.
Il dipendente che si trovi in malattia può essere collocato, esclusivamente a domanda, in congedo ordinario prima del collocamento in aspettativa per infermità laddove corra il rischio di superare i periodi massimi dell’aspettativa stessa, sopra riportati. In tal caso devono essere scalati dal computo del congedo ordinario spettante al dipendente solo i giorni lavorativi.
Per motivi di particolare gravità il consiglio di Amministrazione del C.F.S. può consentire al dipendente, che abbia raggiunto i limiti sopra previsti e ne faccia richiesta, un ulteriore periodo di aspettativa senza assegni di durata non superiore ai sei mesi, ai sensi dell’art. 70, comma 3, del D.P.R. 10/01/1957, n. 3.
I provvedimenti con i quali è disposto il collocamento in aspettativa e quelli con i quali si respinge la domanda del dipendente sono annotati nello stato matricolare.
I provvedimenti che dispongono il collocamento in aspettativa ne determinano altresì la durata.

Dispensa (art. 71, D.P.R. 10/01/1957, n. 3)
Il dipendente, che allo scadere dei suddetti periodi massimi non abbia riacquistato l’idoneità psicofisica, ove non sia possibile utilizzarlo, su domanda, in altri compiti attinenti alla sua qualifica, deve essere dispensato dal servizio.
L’intervenuta scadenza dei termini massimi di aspettativa per infermità non opera di diritto la cessazione del rapporto, ma da solo adito al procedimento di dispensa le cui varie fasi (proposta di dispensa, assegnazione di un termine per presentare osservazioni, sottoposizione a visita medica collegiale, ecc.) devono essere tutte rigorosamente osservate.
Il dipendente in aspettativa per infermità, all’approssimarsi del termine del periodo massimo di aspettativa, deve essere edotto con comunicazione della facoltà prevista dall’art. 70 del D.P.R. 10/01/1957, n. 3, di chiedere un ulteriore periodo di aspettativa di sei mesi. Il mancato invio della detta comunicazione, ove non consenta l’esercizio della detta facoltà, vizia il provvedimento di dispensa dal servizio per eccesso di potere.
Al dipendente proposto per la dispensa dal servizio è assegnato un termine per presentare, ove creda, le proprie osservazioni.
E’ fatto in ogni caso salvo il diritto al trattamento di quiescenza e previdenza spettante secondo le disposizioni vigenti.
Il provvedimento di dispensa dal servizio per inidoneità fisica del dipendente non può essere disposta nel caso in cui la visita medica collegiale sia intervenuta prima della scadenza del termine massimo di aspettativa per infermità, salvo il caso in cui venga accertata, da parte del competente organo medico collegiale, l’inidoneità permanente ed evidente al servizio.
La dispensa dal servizio non può essere disposta, altresì, qualora essa sia stata formulata in occasione di un accertamento medico effettuato non già ai fini della dispensa, bensì al fine della concessione di un periodo di aspettativa o per altro motivo.
Premesso che la posizione di stato del dipendente, agli effetti giuridico-amministrativi, non muta finché non vengono adottate determinazioni, definitive ed esecutive ai sensi di legge, da parte dell’Amministrazione a seguito della ricezione dei documenti giustificativi, si ribadisce che, nel caso in cui il dipendente venga sottoposto a visita medico-collegiale presso la Commissione Medica di 2^ istanza,la procedura per la dispensa potrà essere adottata solo dopo aver ottenuto il giudizio definitivo della Commissione Medica di 2^ istanza.
Il periodo massimo tra la data di definizione della pratica presso la C.M.O. e l’inizio degli accertamenti medico-collegiali presso la competente C.M. di 2^ istanza non deve superare i sette giorni; in caso di ritardo di tali accertamenti, sarà cura dell’Ufficio di appartenenza del dipendente che si trovi in tale situazione di sollecitarne l’inizio. Nel periodo intercorrente tra le due visite il dipendente non dovrà essere impiegato in servizio, non essendo ancora stato emesso un provvedimento medico-legale definitivo e, quindi, dovrà essere considerato a disposizione della C.M. di 2^ istanza competente.
Il provvedimento di dispensa è disposto a carattere dichiarativo, che produce effetti dalla data di scadenza del periodo massimo di aspettativa. La cessazione, quindi, decorre dal giorno successivo al compimento del periodo massimo di aspettativa.
Nell’arco temporale intercorrente tra il compimento del periodo massimo di aspettativa e l’accertamento della inidoneità al servizio al dipendente non compete alcun emolumento.

Lesioni traumatiche da causa violenta avvenute in servizio (L. 01/03/1952, n. 157, art. 16, commi 2 e 3, D.P.R. 31/07/1995, n. 395, e art. 12, comma 5, D.P.R. 11/09/2007, n. 170)
È prevista la non computabilità ai fini del compimento del periodo massimo di aspettativa:
- del periodo di ricovero in luoghi di cura per ferite o lesioni riportate per causa di servizio;
- dei periodi di assenza, fino a completa guarigione clinica, dovuti a ferite o lesioni traumatiche riportate in servizio, che non comportino inidoneità assoluta allo stesso.
In una prospettiva sistematica, per periodo massimo occorre intendere, in queste ultime ipotesi, sia il limite di 18 mesi che quello di due anni e mezzo nel quinquennio. Una diversa interpretazione darebbe luogo ad esiti contraddittori.
Per i fatti traumatici in attività di servizio che danno diritto alla non computabilità dell’aspettativa, l'Amministrazione procede d'ufficio ai sensi dell’articolo 3 del D.P.R. 29/10/2001, n. 461.
Con l’art. 19 comma 2, del D.P.R. 29/10/2001, n. 461, è stata confermata la definitività delle pronunce mediche previste dalle disposizioni contenute nella Legge 1° marzo 1952, n. 157 (riconoscimento di dipendenza da causa di servizio delle lesioni traumatiche da causa violenta avvenute in servizio).
Il personale che non completa il turno per ferite o lesioni verificatesi durante il servizio ha diritto alla corresponsione delle indennità previste per la giornata lavorativa.

Terapie salvavita (art. 17, D.P.R. 16/04/2009, n. 51)
In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni dell’Ufficio medico legale dell’Azienda sanitaria competente per territorio, ai fini del presente articolo, sono esclusi dal computo dei giorni di aspettativa per infermità i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o struttura convenzionata o da equivalente struttura sanitaria militare. I giorni di assenza di cui al presente articolo sono a tutti gli effetti equiparati al servizio prestato nell’Amministrazione e sono retribuiti, con esclusione delle indennità e dei compensi per il lavoro straordinario e di quelli collegati all’effettivo svolgimento delle prestazioni.
Per agevolare il soddisfacimento di particolari esigenze collegate a terapie o visite specialistiche di cui al capoverso precedente, l’Amministrazione favorisce un’idonea articolazione dell’orario di lavoro nei confronti del dipendente interessato.

Trattamento economico dell’aspettativa.
Durante l’aspettativa per motivi di salute compete l’intera retribuzione fissa e continuativa per i primi 12 mesi e la metà di essa per il restante periodo, fermi restando gli assegni per carichi di famiglia. La riduzione stipendiale si effettua soltanto se il superamento del 12° mese di assenza si verifica in un unico ininterrotto arco di tempo, cioè senza rientro in servizio.
Spettano invece tutti gli assegni per l’intero periodo di aspettativa, fino chiaramente al 18° mese, se l’infermità - o le infermità prevalenti sotto il profilo quantitativo e qualitativo in caso di una pluralità concorrente di esse – sia riconosciuta dipendente da causa di servizio.
Fermi restando i limiti di cui all’art. 68, comma 3 e all’art. 70 del D.P.R. 10/01/1957 n. 3, al dipendente collocato in aspettativa per infermità, in attesa della pronuncia sul riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della lesione o infermità, competono gli emolumenti di carattere fisso e continuativo in misura intera. Nel caso in cui non venga riconosciuta la dipendenza da causa di servizio, sono ripetibili la metà delle somme corrisposte dal tredicesimo al diciottesimo mese continuativo di aspettativa e tutte le somme corrisposte oltre al diciottesimo mese continuativo di aspettativa.
Il tempo trascorso in aspettativa per infermità è computato per intero ai fini della progressione di carriera, economica e del trattamento di quiescenza e previdenza.
Personale giudicato permanentemente non idoneo in forma parziale al servizio d’istituto (art. 19, comma 3, D.P.R. 29/10/2001, n. 461, e art. 16, comma 3, D.P.R. 16/04/2009, n. 51).
Il dipendente giudicato permanentemente non idoneo in forma parziale resta, o vi è collocato, in aspettativa fino all’adozione del decreto di riconoscimento o meno della dipendenza da causa di servizio dell’infermità o lesione che ha causato detta inidoneità, anche oltre i limiti massimi dinanzi ricordati. Fatte salve le disposizioni che prevedono un trattamento più favorevole, durante l’aspettativa per infermità, sino alla pronuncia sul riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della lesione subita o della infermità contratta, competono gli emolumenti di carattere fisso e continuativo in misura intera. Nel caso in cui non venga riconosciuta la dipendenza da causa di servizio e non vengano attivate le procedure di transito in altri ruoli della stessa Amministrazione o in altre Amministrazioni, previste dal decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 07/10/2005, n. 228, sono ripetibili, ossia dovranno essere rese, la metà delle somme corrisposte dal tredicesimo al diciottesimo mese continuativo di aspettativa e tutte le somme corrisposte oltre il diciottesimo mese continuativo di aspettativa. Non si dà luogo alla ripetizione qualora la pronuncia sul riconoscimento della causa di servizio intervenga oltre il ventiquattresimo mese dalla data del collocamento in aspettativa. Questo periodo di aspettativa non si aggiunge agli altri periodi di aspettativa goduti per infermità o motivi di famiglia ai fini del raggiungimento dei predetti limiti massimi.
E’ appena il caso di segnalare che qualora sulla patologia che determina il giudizio di inidoneità permanente in forma parziale vi sia già stata una pronuncia circa la dipendenza da causa di servizio, non ricorrono le condizioni per il collocamento in aspettativa.
Nell’ipotesi che più malattie concorrano al giudizio di non idoneità in parola, occorre valutare la prevalenza sotto il profilo quantitativo e qualitativo di quelle per le quali è in atto la procedura di riconoscimento per causa di servizio, affinché si possa disporre l’aspettativa in esame.